FILM: GONE GIRL - L’amore bugiardo di Fincher

| di Gabriele Bellumori
| Categoria: Storia
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Recensire una pellicola di David Fincher è un po’ come entrare in un labirinto di specchi; dove man mano che avanzi, i riflessi che ti circondano assomigliano sempre meno a quel che ti aspettavi.
L’amore bugiardo è un oggetto policrome, pericolosissimo da maneggiare.
L’acclamato regista di Seven e Fight Club si muove sinuoso per raccontare la crisi dei fondamenti della società moderna, prendendo di mira il rapporto di coppia con un’ audacia stilistica nuova per il suo cinema.
Gone Girl è un caleidoscopio pericoloso, difficile da osservare.
L’incidere amniotico di un incubo che prima allontana poi riavvicina non perde mai quella raffinatezza formale che solo Fincher sa plasmare senza cadere nella banalità.
Durante le due ore e venti di durata del film non si riesce mai a prendere una posizione precisa, non si parteggia mai veramente pre Nick (Ben Affleck) o Amy (Rosamund Pike), perché le due figure rimangono sempre distanti, anti-catartiche.
Amy e Nick fingono superbamente di non vedere che il loro piacere narcisistico è compreso nello sguardo degli altri, nello sguardo di chi li osserva, figuranti frustrati dalla loro felicità senza nubi. Ma alla maniera dei film di Fincher, Gone Girl interrompe la narcosi interiore dei suoi protagonisti, facendo saltare lo schema logico e le previsioni facili, diventando gioco interattivo, dove il presunto assassino diventa vittima e la vittima si fa carnefice, dove c'è solo il male, di vivere e di guardare.
Un ruolo fondamentale lo giocano Afflek e Pike, la coppia perfetta di un amore logorato, ma rimasto puro nella sua forma più cruda.
Trasposizione del bel romanzo di Gillian Flynn, che sceneggia il film, Gone Girl è testimone e giudice di quello che siamo veramente, al di là di tutte le apparenze e della capacità di costruire e abitare un teatro della mente. Teatro in cui si mettono in scena Amy e Nick, fatti davvero l'uno per l'altra, sovrani effimeri e officianti radiosi di una cerimonia barbara, dove i 'fedeli' scattano selfie e contemplano soddisfatti la propria immagine sul telefonino.
Dopo aver compreso che in fondo anche per gli altri la felicità è una bufala.
Buona Visione.

Gabriele Bellumori

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