Storia della Toscana, il Palio di Siena: "Il Palio è il Palio"

Un approfondimento sulla manifestazione conosciuta in tutto il mondo

| di Lorenzo Marretti
| Categoria: Storia
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SIENA - “Il Palio è il Palio. Nessuna interpretazione sociologica, storica, antropologica, potrebbe spiegarlo.” Niente si può dire in più sul Palio di Siena di ciò che Mario Luzi, illustre poeta fiorentino, asserisce in questa “sententia.”

In una città come Siena dove il “Grande Babbo” (così i senesi chiamano il Monte dei Paschi) si trova a perdere la credibilità e la fama  di grande istituto di credito nazionale e internazionale, costruite in più di cinque secoli e infrantesi in pochissimi anni, dove il “Siena Calcio” e la “Mens Sana Basket” falliscono miseramente, una peculiarità della città resta inalterata e fedele alla sua secolare tradizione: il Palio.
È incredibilmente suggestivo e romantico pensare alla forte coesione sociale e, perché no, anche alle sane inimicizie che contraddistinguono la “Carriera” senese e tutto ciò che orbita intorno ad essa.
Siena trova un collante sociale straordinario proprio nella frammentazione della città in diciassette unità socio-politiche indipendenti, le quali prendono il nome di contrade. Ciascuna contrada ha una sua bandiera, un suo governo, un suo statuto e suoi confini geografici. Siena sorge su tre colli, chiamati “Terzi”: Terzo di Città il quale agglomera le contrade dell’Aquila, della Chiocciola, dell’Onda, della  Pantera, della Selva e della Tartuca; il Terzo di Camollia che comprende Bruco, Drago, Giraffa, Istrice, Lupa e Oca; il Terzo di San Martino che raggruppa la Civetta, il Leocorno, il Nicchio, la Torre e il Valdimontone. È proprio la contrada, o meglio il suo popolo che partecipa attivamente al Palio: il Palio è la pubblica arena nella quale ogni contrada può mettere in evidenza la propria identità e la propria superiorità rispetto alle altre.
La “Carriera” si corre due volte l’anno in estate, il 2 luglio e il 16 agosto. È una manifestazione dalle caratteristiche uniche, direi rare se pensiamo ad un paese come l’Italia. La corsa è in onore della Vergine Maria, fatto molto significativo in uno stato profondamente secolarizzato come quello italiano. Anche se centinaia di migliaia di euro passano da una mano ad un’altra non ci sono scommesse, tutto ruota attorno al desiderio di portare a casa il “Cencio,” a dimostrazione che la “Dea Pecunia” non ha corrotto proprio tutto. Basti pensare alla tratta, rituale attraverso cui si assegnano i cavalli alle contrade: esso avviene in modo cristallino e trasparente davanti al popolo, riunito nel campo di Siena.
È commovente pensare ad una tradizione come quella del Palio, incorruttibile e non vendibile, inserita in un contesto sia cittadino che nazionale  dove tutto purtroppo ha un prezzo.

Lorenzo Marretti

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