Caritas - Ripartire dai poveri

Inizia oggi una nuova rubrica dedicata all'organismo pastorale della CEI

| Categoria: Storia
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Mi limito a fornire una breve spiegazione sul titolo scelto per questa rubrica che sarà ospitata a partire da questa occasione con cadenza bisettimanale. È un titolo che forse pecca di ottimismo. Infatti, il termine ripartire fa pensare che in passato si usasse partire dai poveri; in realtà è noto che il “progetto" è inedito. Anche se questo era il titolo del Rapporto su povertà ed esclusione sociale che nel 2008, Caritas Italiana presentava alla vigilia di una stagione di difficoltà, che nel nostro territorio ancora tocchiamo con mano e che i centri di ascolto Caritas sparsi in tutta Italia avevano già anticipato.
La Costituzione impegna la Repubblica a “...rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica e sociale del Paese”.
Questa ‘rimozione’ non sta avvenendo in termini programmati e compiuti. Manca da sempre un piano efficace contro la povertà. Si fanno talvolta degli interventi settoriali e parziali, ma non c’è un progetto globale, causato da una impropria distribuzione razionale delle risorse. Contrariamente a quanto afferma la Costituzione, il nostro Paese è segnato da profonde disuguaglianze.
Perché ripartire dai poveri? Perché la loro inclusione è segno che si crede al sistema democratico e che si continua a volerlo tenacemente.
"Quando si organizza un corteo o una processione, se si vuole realmente che tutti partecipino, si registra il ritmo di marcia sulla capacità delle persone più deboli. Diversamente, esse dopo i primi passi si fermano ai margini della strada (emarginati); osservano ma non partecipano”, così scriveva Mons. Giuseppe Pasini per esemplificare al meglio questo concetto.
La Caritas, che nasce per volontà di Paolo VI nel 1971 e nella città di Grosseto dal 1974, come “braccio” operativo della carità della Chiesa sul nostro territorio. Con molte iniziative, storie che hanno attraversato oltre quaranta anni della storia di Grosseto e di molti grossetani che hanno vissuto e vivono ai margini. Con il decisivo apporto di tante persone, volontarie, di buona volontà che hanno aperto le porte della mensa e di tante altre iniziative che avrò il piacere di raccontare nelle prossime edizioni.
Con uno stile unico, nel suo genere, con un occhio che privilegia lo spazio ai poveri, considerandoli non semplici destinatari di assistenza ma soggetti portatori di valori e cittadini alla pari, cercando di permettere un importante passo verso l’attuazione della democrazia e la realizzazione della giustizia sociale.

 

Luca Grandi
Diocesi di Grosseto
Vice Direttore
Caritas Diocesana Grosseto

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