FILM, Boyhood: dodici anni di riprese per un film incredibile da scoprire

| di Gabriele Bellumori
| Categoria: Storia
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Che Richard Linklater ( Before Sunset; Before Midnight; A Scanner Darkley e School of Rock ) fosse un innovatore ancor prima che un regista, era cosa ben nota nel mondo della pellicola; adesso è una certezza.
Boyhood non è semplicemente un bellissimo film, è un viaggio lungo dodici anni che lo spettatore intraprende al fianco del giovane Ellar Coltrane, assaporando l’essenza stessa della vita..
Un giovane padre impreparato, ma pieno d’amore (Ethan Hawke) ed una madre sola e costantemente in bilico tra libertà e perdita del proprio ruolo (Patricia Arquette), accompagnano la crescita degli eroi della “giovinezza” del titolo, affrontando loro stessi quel cambiamento inevitabile che la vita ci obbliga.
Linklater aveva già giocato con lo scorrere del tempo nella sua “Bifore-Trilogy”, ma in quel caso il tempo della vita si interrompeva, qui invece l’unica legge temporale che vige è appunto la crescita vista come cambiamento.
Boyhood è una storia narrata con il perfetto equilibrio che nella vita si finisce sempre per raggiungere, in un modo o nell’altro, proprio come nel film. Un film che andrebbe guardato uscendo dagli schemi narrativi a cui siamo abituati, senza aspettarsi svolte improvvise e colpi di scena, perché non è così che la vita funziona.
Boyhood è un omaggio alla vita reale, dove i temi emergono con naturalezza e dove ognuno di noi può immedesimarsi; un viaggio concepito per scoprire, anziché imporre, il destino del personaggio di Mason (Ellar Coltrane).
Accompagnato da una colonna sonora soffusa, ma decisamente pungente, che passa dai Coldplay agli Arcade Fire, da Gote ai Daft Punk, e abilmente diretto con l’ausilio di un dialogo controllato, Linklater ha dato vita ad un progetto enorme che ha saputo condurre con tatto e maestria.
Boyhood è un film che forse non amerete, ma di sicuro difficilmente scorderete.
Buona visione.

Mason - “Posso usare le spondine?”
Dad -“Niente spendine. La vita non regala spondine!”

Gabriele Bellumori

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