Monica Faenzi: "Giusto legalizzare la cannabis"

"Corretta la proposta di Della Vedova"

| Categoria: Attualità
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SCARLINO - "Negli ultimi decenni, l'applicazione delle convenzioni internazionali sulla droga che ha comportato un progressivo inasprimento delle normative, finalizzate al contrasto e alla repressione del traffico delle sostanze proibite, non hanno tuttavia arginato l'influenza economica e politica delle organizzazioni criminali che continuano a controllare la produzione. Così in una nota Monica Faenzi, di Forza Italia che ha aderito all’Intergruppo parlamentare promosso da Benedetto Della Vedova sulla legalizzazione della cannabis in Italia. Sono d’accordo con la sua iniziativa, sostiene l’ex sindaco di Castiglione della Pescaia, in quanto oltre a consentire un risparmio dei costi legati alla repressione penale del fenomeno e a riassorbire buona parte dei profitti criminali del mercato nero, la legalizzazione dei derivati della cannabis, genererebbe un gettito fiscale assolutamente consistente, considerando che, con una regolamentazione analoga a quella dei tabacchi, come quella prevista dalla proposta di legge di Della Vedova, circa i tre quarti del prezzo di vendita dei prodotti sarebbero costituiti da componenti di natura fiscale. L'obiettivo dell’iniziativa, prosegue la Faenzi, è quello di aprire finalmente anche in sede istituzionale, una discussione che è da tempo aperta sul piano politico ed è ormai di fatto sollecitata dall'esperienza di alcuni stati Usa e dell'Uruguay, che per primi sono passati a un sistema di piena regolamentazione legale della produzione, vendita e consumo della cannabis a uso cosiddetto ricreativo, nonché degli altri Stati, anche europei, che stanno sperimentando strategie più o meno esplicite di depenalizzazione. Aggiungo, conclude la Faenzi, che sul tema anche la Direzione investigativa antimafia, nella sua ultima Relazione annuale, ha denunciato apertamente, a proposito dell’azione di contrasto alla diffusione dei derivati della cannabis, “il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi."

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