iPhone 6: questione di giorni per il grande evento?

Grande attesa per il lancio sul mercato del nuovo gioiello Apple

| di Giacomo Fortunati
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9 settembre. La data non è ufficiale, ma segnatevela lo stesso.

Sì, perché pare proprio che sia questo il giorno in cui Apple presenterà l’attesissimo iPhone 6, con il primo evento veramente post-Steve Jobs della propria storia.
I rumors, sempre più insistenti data la vicinanza ai mesi tradizionalmente caldi per la casa della mela, pur se da prendere con le pinze sono più o meno concordanti su almeno due aspetti: dimensioni e nuovo corso.
Già, nuovo corso. A quanto pare, quella del 9 settembre sarà la prima infornata di prodotti in uscita dalle segrete di Cupertino su cui Steve Jobs non abbia avuto influenza. Che l’ombra del compianto CEO fosse particolarmente lunga non v’era dubbio e, altrettanto certo, è che un’azienda come Apple lavori già oggi sui prodotti che vedremo solamente tra qualche anno. Nessuna eccessiva sorpresa, dunque, ma pensare alla vera fine dell’era Jobs fa un certo effetto.
Seria conferma di quanto appena detto si avrebbe proprio dalle dimensioni del prossimo device: due formati, il primo da 4,7 pollici ed il secondo da 5,5. Fino ad ora, Apple aveva sempre dettato lo standard, questa volta avrebbe invece deciso di uniformarsi alla tendenza “phablet”: display più grande, anche a scapito della portabilità e della utilizzabilità.
Sarà una scelta vincente oppure la conferma del progressivo appiattimento di un marchio che da sempre ha fatto dell’innovazione il suo cavallo di battaglia? Chi era abituato a gran segretezza seguita da eventi scoppiettanti (la celebre “One more thing”) ed a far parte di una nicchia, deve oramai fare i conti con le dimensioni globali della ditta. Apple non potrà mai più essere ciò che era prima dell’avvento dell'iPhone, perché l’interesse nei suoi confronti è troppo elevato. Rivoluzionando il mondo dei cellulari, ha finito per rivoluzionare anche sé stessa.
Gli amanti di Steve se ne facciano una ragione, che piaccia o no stiamo entrando nell’era di Tim Cook. Davvero.

Giacomo Fortunati

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