Bitcoin e pagamenti virtuali, passi nel futuro

Le differenze tra l'Italia e il resto del mondo sul tema

| di Giacomo Fortunati
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Sentendo il nome “criptovaluta”, ne siamo certi, la maggioranza dei lettori solleverebbe le sopracciglia, nonostante se ne parli fin dal 1998. “Bitcoin” potrebbe essere già più digeribile, ma il concetto sarebbe comunque oscuro ai più. Per noi italiani, abituati a barcamenarci con il bancomat, poco avvezzi alla carta di credito, quasi mai sprovvisti del contante che rimane il mezzo di pagamento preferito, potrebbe essere davvero sorprendente scoprire quanto le cose siano diverse altrove. Per conferme, si provi a leggere qualcosa a proposito del recente “obbligo” - virgolettato poiché manca l’eventuale sanzione per i trasgressori - di dotarsi di apparecchiatura POS per tutti i professionisti... Senza entrare nel dibattito sulla correttezza o meno della norma, sta di fatto che in paesi come USA e Canada la debit card è mezzo di pagamento privilegiato, tanto nel centro commerciale che in fila da Starbucks o al Pub.

Ma insomma, cosa diavolo è un bitcoin?

Si tratta di una moneta virtuale creata da Satoshi Nakamoto (che non è un nome proprio, ma uno pseudonimo) che non fa uso di un ente centrale e che utilizza un così detto database distribuito per tenere traccia delle transazioni. Immaginate di andare a pagare alla cassa del supermercato con una sorta di codice crittografato invece che con delle banconote fruscianti e non sarete poi così lontani dalla realtà della cosa. Si apre un portafoglio digitale, si compra sul sito bitcoin.org della valuta virtuale - il cambio, ad oggi, si aggira intorno ai 380 € per Bitcoin, ma è estremamente volatile - e vi si deposita, in attesa di spenderla. Se vi state domandando dove si possa spendere un Bitcoin, sappiate che sta diventando un mezzo di pagamento di larga diffusione a causa dei bassi costi applicati per le transazioni e, qualcuno sostiene, anche a causa della difficile tracciabilità dei pagamenti.
Esistono anche vere e proprie banche, dove è possibile depositare i propri bitcoin e proprio da ciò, sfortunatamente, ha tratto origine una delle maggiori problematiche legate a questo interessante mezzo tecnologico: ad inizio anno la Mt. Gox - che nel 2013 gestiva circa il 70% degli scambi a base di Bitcoin - ha subito un attacco da parte di hacker ed è sparita nel nulla. Poco tempo dopo il CEO Mark Karpeles ha dichiarato il fallimento. 280 milioni di Bitcoin sono andati perduti ed i risparmiatori ancora non sanno come e quando riusciranno a rimettere le mani sui propri averi…
E voi vi sentireste pronti a certi passi nel futuro?

Giacomo Fortunati

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