Padre Giovanni

| di Piernello Cicaloni, La Meria
| Categoria: Personaggi
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Mio nonno mi diceva sempre: voi giovani volete girare il mondo e non conoscete quello che vi circonda!!


Devo dire che i vecchi la maggior parte delle volte hanno ragione ed io, che sono nato e vissuto a Grosseto,
mi sono trovato alcune volte a parlare di cose o fatti successi nella nostra terra, di cui non conoscevo neanche l’esistenza.
Una domenica mattina, mi trovavo a Batignano con mio figlio quando, notai che in paese c’erano dei festeggiamenti; mi avvicinai e chiesi che cosa si festeggiasse. Mi fu risposto che era la festa di Padre Giovanni. Rimasi un attimo interdetto, non sapevo chi fosse e soprattutto che nel mese di settembre si festeggiasse la sua memoria. Cercai qualcuno dell’organizzazione e chiesi se poteva darmi notizie su Padre Giovanni. La signora in questione parlava del Venerabile con un fervore tale che mi lasciava basito, ne parlava come se parlasse di un familiare appena perduto, diverse famiglie nel paese hanno una piccola reliquia che tengono custodita gelosamente. La signora mi accompagnò nella chiesa del paese per farmi vedere l’urna di vetro dove Padre Giovanni riposa. In chiesa incontrai altri paesani che con lo stesso fervore della mia accompagnatrice, mi raccontarono alcuni aneddoti tramandati a voce dalla popolazione di Batignano. Uno in particolare mi è rimasto impresso e voglio raccontarlo anche a voi.
Si dice che Padre Giovanni un giorno decise di costruire il convento di Santa Lucia ma, per trasportare il materiale atto alla costruzione, sarebbero stati necessari dei buoi ed un carro. Come fare? In paese c’era un signore che avrebbe potuto prestare ai frati, alcuni animali da lavoro. La famiglia Franci infatti, era proprietaria di immense distese di terra e di centinaia di bestie vaccine che allevava nelle macchie di Monte Leoni. Padre Giovanni decise di recarsi dal signor Franci per chiedergli il prestito di due buoi. Quest’uomo  sentendo la sua richiesta ed essendo molto egoista non volle dargli gli animali che aveva nelle stalle già domi, ma lo invitò ad andare a prenderli a Monte leoni, sicuro com’era che mai sarebbe riuscito a prenderne uno. Padre Giovanni si recò nelle macchie e quando vide il branco delle bestie gli si avvicinò. Due buoi grossi che facevano paura solo a guardarli e che non erano stati mai domati, si fecero incontro al Venerabile e si inginocchiarono. Il Frate si tolse il cordone dal saio e li legò. I due animali lo seguirono come due agnellini, fecero tutto il lavoro di trasporto del materiale per la costruzione del convento e, quando i lavori furono finiti Padre Giovanni si recò dal Franci per restituirli.
Però, appena i buoi furono messi in libertà, ritornarono allo stato brado come erano prima lasciando il proprietario perplesso per quello che era successo e, siccome stava dando una festa, invitò il Venerabile alla sua tavola. Il Venerabile accettò ma, quando furono per mangiare, Padre Giovanni tirò fuori dal saio un pezzo di pane e lo mangiò. Il padrone di casa offeso gli disse: “Ti sei portato il pane da casa? Pensavi che non ci fosse qui?”  A quelle parole il Frate prese un pezzo di pane e disse: io non mangio il sangue dei poveri e spezzandolo ne uscì sangue che macchiò la tovaglia. Finita la festa prima di congedarsi Padre Giovanni esclamò: “Casa Franci, casa Franci sempre addietro mai avanti” quasi a presagio dell’imminente fine delle sue ricchezze.  La reliquia della tovaglia, raccontano a Batignano, è andata persa durante l’ultima guerra quando minarono il palazzo che la ospitava ma c’è chi giura (quelli più vecchi) di averla vista portata in processione.

Piernello Cicaloni, La Meria

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