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Vecchi giochi di un tempo che sembra lontano mille anni

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In Italia, fino agli anni '60, giochi dovevamo inventarseli, difficilmente le finanze di allora ci permettevano di acquistare giocattoli in negozio. Quindi diventava un vero e proprio lavoro, costruire i giochi che avremmo poi condiviso con gli amici. Alla fine degli anni ‘60,invece, con il rapido aumento del benessere, i bambini hanno potuto procurarsi giochi nei negozi. Nel frattempo, le strade sono diventate sempre meno sicure e, i bambini non giocano più nella strada, come facevamo noi, sono rinchiusi tutto il giorno in casa davanti al computer o ai giochi elettronici. Questa nuova situazione ha portato alla scomparsa dei giochi di una volta anzi, i nostri figli proprio non li conoscono. È un vero peccato che vadano persi perché, oltre a divertire servivano a far socializzare i ragazzi fra se ed anche i ragazzi con gli adulti.

Tappini
Mi ricordo quando lungo i marciapiedi del viale della Pace, facevamo le gare con i tappini delle bottiglie, ed il tempo trascorreva così velocemente che ci ritrovavamo a sera quasi senza accorgersene. All’inizio del gioco era di rito zavorrare il tappino, per fare in modo che si appesantisse ed evitasse traiettorie strane. C’era chi lo riempiva di mollica bagnata, chi con una gomma da masticare e, chi con dischetti di gomma, ognuno di noi aveva una propria teoria per renderlo più stabile e veloce. Dovevamo stare attenti però a non appesantirlo troppo, perché ciò avrebbe potuto portare conseguenze dolorose al dito con cui lo lanciavamo. La corona del tappo infatti, ancora oggi non è liscia, ma contiene delle sporgenze che servono per sigillare la bottiglia ed anche ad agganciarci i denti dell’apri bottiglia. Se il tappo era troppo pesante, si correva il pericolo di ferirsi al dito che serviva da start. Erano gare avvincenti che simulavano la gare di formula uno con sorpassi al limite.

Il trattore
I ragazzi della mia età, ricorderanno che i fili che servivano alla mamma per cucire erano avvolti nei rocchetti; ma cosa sono i rocchetti? Si tratta di piccoli cilindri in legno, con bordi rialzati per trattenere il filo del cotone di cui sono avvolti. Un foro all'interno serve per infilarli sulle macchine da cucire. In ogni casa si cuciva, pertanto capitava spesso di averne a disposizione e, viste le ampie possibilità di riutilizzo non venivano mai buttati via. Con questi elementi la costruzione che ricordo con maggiore affetto è il trattore.
Ma come si costruiva un trattore? Ora proverò a spiegarvelo sperando di essere abbastanza chiaro.
Occorrono uno o più rocchetti, un po' di cera o una scheggia di sapone, un piccolo chiodo, due fiammiferi o due legnetti tagliati: uno più lungo, circa due volte il diametro del rocchetto, e uno più corto.
Con un temperino si incidono piccoli denti sui bordi del rocchetto in modo da simulare i cingoli del trattore.
Si prepara poi un piccolo disco forato che fungerà da frizione utilizzando la cera o il sapone. Si infila l'elastico attraverso il foro centrale del rocchetto e lo si trattiene da una parte con il legnetto o il fiammifero più corto, fissato a sua volta in una leggera scanalatura o dal piccolissimo chiodo. Dall'altra parte sarà inserito il fiammifero più lungo, interponendovi la frizione. A questo punto bisogna far roteare il legnetto più lungo in modo che l'elastico si attorcigli su se stesso. Così si carica, immagazzinando energia che sarà poi liberata lentamente grazie all'azione frenante della frizione. Il legnetto più lungo, appoggiandosi al terreno, spingerà avanti il mezzo. Piano piano, lo si vedrà muoversi.

Fionda
Un altro giocattolo molto comune dalle nostre parti era la fionda che i ragazzi si costruivano con poco materiale e tutto facilmente reperibile. La difficoltà maggiore era trovare una forcella di legno molto duro, in modo che non si spezzasse facilmente. Il legno preferito era il crognolo ma, in mancanza di esso ci arrangiavamo anche con altri legni. La forcella veniva sottoposta a prove di tenuta e solo dopo si passava al montaggio della fionda. Con le forbici si tagliava la gomma di una camera d'aria bucata da bicicletta dalla quale si formavano due lacci di uguale misura e di uguale larghezza che venivano legati alla forcella con altri lacci più piccoli o con dello spago; all’altra estremità veniva legato un piccolo pezzo di pelle tagliato in ovale che doveva contenere il proiettile. A questo punto la fionda era pronta. All’inizio degli anni settanta, i negozi di armi misero in vendita le prime fionde industriali che erano costruite su una forcella in metallo con lacci di caucciù intercambiabili. Pochi però erano quelli che se la potevano permettere ed inoltre i lacci non erano ancora molto sicuri, si preferiva costruirsela da sé.
Voglio far presente però a coloro che volessero dotarsi di una fionda, che oggi la legge non la considera più un gioco da ragazzi, ma è considerata un arma e quindi vietata. Se le forze dell’ordine vi trovassero con indosso una fionda sareste passibili di denuncia, quindi fate attenzione.

Le biglie
Per i ragazzi dei primi anni sessanta, esistevano due tipi di biglie con il quale giocare su piste di sabbia o altri percorsi inventati, ve ne erano quelle povere costruite in terracotta colorata e, quelle belle costruite in vetro colorato all’interno. Le seconde non erano facilmente reperibili perché dovevano essere acquistate ed i soldi non c’erano. Quei pochi che le possedevano era come se avessero un valore inestimabile. Io avevo scoperto un sistema per procurarmi le biglie in vetro senza incidere sulle finanze della famiglia. Mio padre è sempre stato proprietario di un bar ristorante, ed in quel periodo una marca di gassose di cui non ricordo il nome inseriva nella bottiglia una capsula di plastica contenente una biglia in vetro. Tutti i giorni quindi andavo in magazzino prendevo la cassetta delle gassose e con un temperino cercavo di recuperare la biglia. Erano la gioia anche dei miei amici perché erano così tante che ci potevamo giocare tutti.

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