Grosseto: Un serata emozionante ieri sera nella Chiesa di S. Rocco a Marina dove, ricordando il triste incendio di un anno fa, diversi musicisti hanno voluto offrire un concerto lirico, come “Hommage” alla Pineta, con brani molto vari, da Bach a Morricone, eseguiti da cantanti solisti. Non sono mancati anche brani di insieme di elevata difficoltà tecnica. Un pensiero di rispetto e di riconoscenza per tutto quello che la pineta rappresenta per i cittadini, che è stato gradito dal numeroso pubblico che ha riempito con calore la chiesa.
Durante il concerto è stato proiettato un lavoro di ricerca sulla vita nella pineta, portato avanti da un gruppo di persone amanti del territorio, che ha richiesto qualche mese di impegno per la raccolta di foto e documentazione e per il quale è stato chiesto il contributo di forestali, naturalisti ed ornitologi che hanno collaborato con entusiasmo.
Si è voluto evidenziare quanto la “nostra” pineta sia un ecosistema ricco di vita vegetale e animale, con specie spesso celate agli occhi degli osservatori meno attenti; dalle circa 15 splendide orchidee spontanee che vi crescono, alla grande varietà di uccelli, tra i quali risaltano specie tutelate a livello europeo, come la Ghiandaia marina, dei quali è stato possibile ascoltare anche il canto. D'altra parte i circa 15 chilometri lineari della nostra Pineta del Tombolo, sono la naturale congiunzione tra il Parco della Maremma, che di fatto inizia dopo Principina a Mare, e la Riserva Naturale adiacente alla Palude della Diaccia Botrona, tutelata dagli esperti della Provincia. Quindi che siano abitati da una ricca microfauna è normale, soprattutto in riferimento alla avifauna per le tantissime specie di uccelli che scelgono questi luoghi per la nidificazione lo svernamento o la sosta durante le migrazioni, anche se questo è ancora sconosciuto a molti.
La serata ha anche riproposto immagini dei giorni dell'incendio, delle attività di spegnimento e della desolazione del post-incendio, nonché del taglio (discutibile) di pini sani e soprattutto del ricchissimo sottobosco. E' proprio sull'importanza del sottobosco che converge la ricerca del gruppo, supportata da studi dell'Accademia di Scienze Forestali di Firenze, già evidenziata con chiarezza ineccepibile molti anni fa, nel Convegno su “La salvaguardia delle pinete litoranee” promosso dalla Regione Toscana nel '93.
Una gestione ecosostenibile della pineta, intesa come sistema ecologico-boschivo, tende alla conservazione del pino in formazione para-naturale, secondo i principi della selvicoltura sistemica. Vuol dire cioè che deve essere mantenuto un ecosistema diversificato, nel quale il pino possa riprodursi naturalmente, comportandosi conseguentemente alla sua natura. Questo significa avere pini a distribuzione non fitta ma a gruppi, con radure, per lo sviluppo dell'ampio ombrello della chioma ed assoluta necessità del sottobosco, dal quale dipendono la difesa delle giovani piantine di leccio e pino, oltre che la vita delle specie animali e vegetali, che accrescono la biodiversità e l'arricchimento del suolo altrimenti sabbioso.
Concludendo, un auspicio: se si vuole intervenire con rispetto sulla pineta, non lo si può fare con il bulldozer e la logica delle successive piantagioni di pini “a pioppeto”. Il pino domestico vive fino a 200-250 anni: considerarlo vecchio e abbatterlo di prassi a 80 o 60 anni sarebbe come mandare in eutanasia le persone a 40, affinché non capitino loro malanni collegati alla vecchiaia.
Vi sono pinete dove i forestali fanno di tutto per incrementare il sottobosco e la biodiversità; qui ce l'abbiamo già, una meraviglia naturalistica e paesaggistica unica al mondo e la vogliamo eliminare “perché quello che non c’è non brucia”? E i nostri amministratori?(ci chiediamo cosa intenda fare l’assessore Monaci quando in dichiarazioni ufficiali parla dei pini di Marina e Principina come: “alberi del tutto “inadatti” al luogo e di problemi nelle frazioni “attribuibili (solo) alla conformazione della pineta”)
Una cosa è certa, se ci saranno altri tagli a raso qui assolutamente ingiustificati (la pineta non è un bosco ceduo da tagliare periodicamente, perché i pini non rinascono dalle radici!) e si inizierà anche la preannunciata “devastazione” prevista già dal prossimo mese del naturale sottobosco nelle nostre pinete il gruppo di Marina si attiverà anche con azioni eclatanti per bloccare altri disastri ambientali come quello irreparabile e terribilmente impattante perpetrato precipitosamente (Rossi: “noi avevamo già deciso cosa fare quando ancora la pineta stava bruciando” Festambiente 18 agosto 2013), per dimostrare non si sa bene quali capacità politiche decisionali, nei 50 ettari andati a fuoco.
