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Vivarelli Colonna: “Migranti, una chimera ritenere lo Sprar la soluzione"

"Ennesimo fallimento della politica dell’accoglienza del Governo”

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GROSSETO - Una spregevole forzatura. È quella attraverso cui, con il miraggio di agevolazioni fiscali, sblocco delle assunzioni e tetto delle presenze a 2,5 migranti ogni mille residenti, viene proposto ai Comuni di aderire allo Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati.

I motivi sono due ed entrambi sfiorano la vergogna. Il primo è relativo a come sono gestiti e sviluppati i progetti dei Comuni aderenti allo Sprar. Sono progetti di servizi che dovrebbero favorire l'inclusione e l'integrazione attraverso la concessione di alloggi, la partecipazione a corsi di lingua italiana e l'inserimento nel mondo del lavoro. Tuttavia, sono convinto che questi strumenti dovrebbero essere attivati solo dopo il riconoscimento dello status politico di rifugiati. Strumenti, cioè, di seconda accoglienza, da usare non in parallelo con i Cas, i centri di accoglienza straordinari, o al posto dei medesimi, ma che dovrebbero entrare in funzione dopo l'accoglienza della richiesta di asilo.

Altro motivo che ci porta a diffidare pesantemente del Piano di riparto e del progetto Sprar è invece maggiormente legata alle dinamiche economiche: 500 euro a migrante accolto, come già previsto nella manovra, e il 95% del costo dei progetti Sprar - troppo spesso condotti da associazioni e cooperative di facile riconducibilità politica - sono tutti a carico dello Stato. E quindi di tutti i cittadini. Non si parla di fondi europei: sono soldi pescati nel Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo.

Inoltre, come già successo nel caso di Prato - emblematico visto il ruolo del primo cittadino Biffoni in Anci - nonostante l'adesione al progetto Sprar, il tetto di profughi di spettanza del Comune toscano indicato dal Prefetto è ben superiore a quello stabilito dalle nuove regole.

Sono, quindi, troppi e molto confusi i punti ancora da chiarire in merito ai decantati benefici di un accordo che, seppur in apparenza, sembra premiare i territori e che invece, in pratica, scarica sui sindaci e sui Comuni la gestione di situazioni di criticità date dai migranti. Quelle stesse situazioni che, ancora oggi, il Governo non riesce a affrontare con efficacia. Purtroppo per tutti noi. Lo Sprar rimane quindi una chimera: la soluzione al malessere diffuso, prodotto dal mancato controllo dei flussi, è ancora molto lontana dall’essere trovata.

Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto

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