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Gli usurpatori di parcheggi per disabili

| di ALESSANDRO SAITTA
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Alessandro Saitta - cittadino follonichese e portavoce del gruppo dei ‘Follonichesi Stufi’ su Facebook - oggi vuole fare sentire la propria voce, non tanto con la Polizia Municipale e l’Amministrazione Comunale follonichese (che poco potrebbero fare sugli argomenti che sotto ci descriverà, quanto sulla sensibilizzazione della comunità su di un tema che lui stesso - da disabile, in seguito ad un incidente stradale - si trova da decenni ad affrontare.

 

“Io non capisco - comincia così Alessandro - come ci si possa abbassare e perdere della propria dignità, nel ‘rubare’ un posto di parcheggio per disabili ad una persona che ne ha molto più diritto e che magari permette di fare qualche decina di metri in meno a colui che ha delle difficoltà motorie, quando il ‘defraudante’ lo utilizza solo dato che non ne trova altri liberi o per dover camminare meno per raggiungere il punto d’arrivo. Non si riesce a ragionare sul fatto che magari per una persona senza problemi fisici sia una passeggiata distensiva parcheggiare l’auto anche ad un chilometro di distanza (che lui percorre tranquillamente in 10 minuti, mentre io per esempio ci metto ci più di un’ora e dopo la camminata, in cui devo fermarmi e riposarmi varie volte, sono anche sudato fradicio)? Non si riesce a pensare che nel caso io per esempio abbia solo due ore disponibili per andare in spiaggia, dovrei impiegarne una per andare al mare e subito ripartire per tornare indietro? Sempre nel mio caso, io quando vado al mare, ci vado prevalentemente per nuotare (Inverno compreso) sia perché tale attività mi soddisfa che perché mi permette di fare attività fisica bruciando abbastanza calorie, che difficilmente potrei fare in altri modi, perciò dato che la mia permanenza in acqua è di minimo un'ora per volta, vorrei che gentilmente qualcuno mi spiegasse quante ore mi servirebbero per andare al mare se dovessi parcheggiare ad un chilometro di distanza dal luogo in cui vado (quindi supponiamo un'ora), dopodiché riposarmi e defaticarmi per mezz'ora, poi andare a nuotare per un’ora, dopo ancora farmi la doccia, riposarmi ed asciugarmi per un’altra mezz'ora e da ultimo affrontare ancora un’altra ora di cammino per tornare alla macchina… (Sebbene tante persone mi definiscano un campione, mi sembrerebbe un impegno troppo gravoso da affrontare ogni giorno). Il risultato è che mi servirebbero minimo quattro ore (se non cinque in caso di imprevisti)... Allora chiederei volentieri a qualcuno che quando lo trovo parcheggiato negli stalli per disabili, mi risponde semplicemente: ‘Oh! Mi su scusi non avevo visto!’ - Oppure: ‘Eh, mi spiace ma non c'erano altri posti liberi!’ - Dicevo che gli chiederei quando ACCIDENTI dovrei tornare a casa se mi reco in spiaggia alle cinque della sera, forse alle dieci?

 

Io qui ho descritto la mia situazione che dopotutto è semplice rispetto ad altri, dato che chi è obbligato a spostarsi su di una sedia a rotelle si trova ad affrontare situazioni ben più ardue della mia che utilizzo le stampelle… Ciclomotori che si parcheggiano tra una macchina e l’altra rendendo impossibile l’accesso al bagagliaio per poter caricare la sedia a rotelle, stabilimenti balneari sprovvisti di strutture pienamente accessibili, mancanza di sedie job, cosa che rende quasi impraticabile scegliere la propria meta preferita per il mare e che lo obbliga a parcheggiarsi proprio in un preciso luogo.

 

Oltre agli sbadati (o forse si fingono tali?) e a coloro che non trovano altri posti disponibili esistono altre due categorie di ‘usupartori’ di parcheggio per disabili:

-Coloro che utilizzano la concessione di un parente non trasportato;

-Coloro che pur avendo una valida concessione, si vedono scendere dall’auto con le proprie gambe (senza mezzi di ausilio alla deambulazione), caricarsi di ombrelloni, sdraio e materassini (sintomo che non sono molto suscettibili agli sforzi, come per esempio affermano certe persone con scompensi cardiaci o che hanno subito operazioni chirurgiche per ottenere la concessione di parcheggio per disabili) oppure si incamminano spediti verso la loro destinazione, motivo per cui si è portati a pensare che la loro disabilità sia stata fatta apparire più grave del reale o ancora che non abbia alcuna relazione con motivi di scarsa resistenza agli sforzi o di difficile deambulazione.

 

Per concludere, persino io sono il primo a non occupare i parcheggi per disabili quando non ne ho veramente bisogno, lasciandolo libero per altri che magari senza quel posto sarebbero in serie difficoltà, per cui mi domando come una persona riesca ad avere comportamenti tanto IGNOBILI, VERGOGNOSI (nel senso che dovrebbero vergognarsi con gli altri delle proprie azioni oltre che con sé stessi) e MENEFREGHISTI…. Detto ciò cari ‘usurpatori’ la prossima volta che vedete un parcheggio per disabili libero e vi viene la tentazione di parcheggiarvici, ripensate a queste righe, fatevi un veloce esame di coscienza, pentitevi e andate a cercare un altro parcheggio seppur lontano che sia.” - Termina così Alessandro.

 

 

 

ALESSANDRO SAITTA

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