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I lavoratori autonomi pagano più contributi degli altri. Acta lancia una petizione

Un grafico può arrivare a pagare di tasse fino al 60% dello stipendio

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Pagare le tasse e ritrovarsi a fine anno con meno della metà di quello che si è guadagnato. E' quello che succede a grafici, designer, traduttori, consulenti, formatori, nello specifico a tutti i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’Inps che ad oggi versano i contributi più elevati tra tutti i lavoratori indipendenti, liberi professionisti, commercianti, artigiani.

La contribuzione Inps della gestione separata ha infatti subito aumenti vertiginosi nel giro di qualche decennio: partita dal ‘96 con un’aliquota del 10%, e salita negli anni al 27,72%, dal 2014 ricomincerà ad aumentare di un punto percentuale ogni anno, fino a raggiungere il 33%. Anche i lavoratori dipendenti versano il 33%, ma la categoria dei lavoratori autonomi sottolinea che c’è una netta differenza sul calcolo dell’aliquota: il 33% che versano i dipendenti è calcolato sul reddito lordo annuo, mentre quello dei lavoratori indipendenti è calcolato sul totale costo del lavoro. Ad oggi queste sono le differenze sulle aliquote delle varie categorie:

·         Partita IVA in Gestione Separata INPS: 27,72%

·         Professionisti iscritti a ordine: 14%

·         Commercianti e artigiani: 21/24%

I lavoratori autonomi sono più svantaggiati anche rispetto ai dipendenti: la quota di versamento previdenziale per le sole pensioni di questi ultimi corrisponde sostanzialmente all’intero versamento degli autonomi (27% per fondo pensione e 0,72% prestazioni assistenziali di malattia, maternità e assegni familiari), senza contare il fatto che gli autonomi si pagano completamente da soli l’intero importo contributivo.

È in programma la riduzione del cuneo fiscale per i dipendenti, ma non si sta facendo nulla per bloccare l’aumento del cuneo per gli iscritti alla gestione separata, già ora al 60%, sommando Irpef e Inps. Anzi, la legge 92 del 2012 (riforma Fornero) ha stabilito un progressivo ulteriore aumento dell'aliquota Inps per lavoratori autonomi fino al 33% entro il 2018 e, se non verrà deciso diversamente, il primo scatto di un punto percentuale avverrà a gennaio 2014. Una situazione che porterà alla chiusura di molte partite IVA e all'abbassamento dei redditi, con conseguenti milioni di disoccupati. Una situazione che si è venuta a creare anche perchè i lavoratori non hanno una rappresentanza sindacale nei tavoli tra le parti sociali.

In vista dell’approvazione della legge di stabilità, l'Acta (Associazione consulenti terziario avanzato) chiede al governo Letta di bloccare in prima istanza l'aumento dell’aliquota e di ridiscutere insieme del tema previdenziale, "in modo da evitare scelte che puntano solo a fare cassa - si legge nella petizione lanciata su www.change.org - e che impediscono di lavorare e vivere dignitosamente. Chiediamo una maggiore equità fiscale e previdenziale per tutti i cittadini lavoratori, indipendentemente dalla loro categoria di appartenenza".

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