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Emergenza predatori: Confagricoltura chiede la refusione totale dei danni

Questa mattina l'incontro a Firenze con la 2° Commissione agricoltura del Consiglio regionale toscano

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FIRENZE -  Audizione questa mattina a Firenze sulla emergenza predatori. Le associazione del mondo agricolo sono state ascoltate nella II Commissione Agricoltura del Consiglio regionale toscano. Confagricoltura, per mezzo del suo presidente regionale della Sezione di prodotto Ovini, nonché presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha ricordato innanzitutto il  fallimento della legge 26 del co-finanziamento pubblico alle assicurazioni, strumento normativo inadeguato come conclamato dalla adesione di solo il 4% degli allevatori regionali.
“La normativa habitat – ha proseguito Vivarelli Colonna - all’articolo 16 paragrafo E prevede anche la possibilità di cattura o contenimento in deroga, ma non è ciò che si vuole perseguire in linea con la Regione Toscana. Per questa ragione, ribadisco la necessità assoluta e prioritaria di rifondere il danno diretto e quello indiretto in maniera forfetaria, ipotizzando la quadruplicazione del valore a capo ovino, secondo i dati Ismea, non trascurando di continuare a sostenere le attuali misure preventive in linea con le disposizioni comunitarie europee e nazionali circa l’utilizzo di recinzioni protettive, videosorveglianza, dissuasori notturni e cani da guardiania”.
Vivarelli ha chiaramente spiegato che non tutte queste misure si attagliano per ciascuna realtà e ognuna deve essere adattata al peculiare bisogno aziendale. Il presidente, consapevole della esistenza di una commissione regionale che studia l’opportunità di interrare le carcasse in cimiteri aziendali, previa indagine geologica, ha poi richiesto,  nell’ottica della semplificazione dell’alleggerimento dei costi pubblici a favore delle carcasse, di valutare quanto avvenuto in provincia di Grosseto nell’anno 2003. Allora l’amministrazione provinciale, chiedendo il parere all’Arpat, e 27 ordinanze di altrettanti sindaci, autorizzarono tale pratica in ottemperanza con la normativa comunitaria che prevedeva una deroga qualora la densità della popolazione ovina non superi razionalmente il 25% della concentrazione totale.
“Non solo la provincia di Grosseto può andare in deroga – ha concluso Vivarelli - , ma tutta la regione toscana, salvo situazioni legate a normative nitrati o casi particolari.” Il presidente di Cia Grosseto, Enrico Rabazzi, anch’egli partecipe all’audizione, si è invece focalizzato sulla necessità di generare difesa attiva contro il randagismo, ribadendo l’esistenza di un piano Ispra già collaudato, la cui semplice applicazione risolverebbe la stragrande maggioranza delle problematiche.

 

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