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Ancora un trimestre con il segno meno per il commercio grossetano

Nei giorni scorsi l’Osservatorio Regionale sul Commercio ha trasmesso i risultati relativi all'indagine congiunturale relativa all’ultimo trimestre del 2013

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GROSSETO - Si rinnovano i risultati negativi per il settore distributivo della provincia di Grosseto. Anche nell'ultimo trimestre del 2013 tutti gli indicatori segnano rosso sia a livello generale (-8,6% rispetto lo stesso trimestre del 2012) che per tipologia di vendita. Soffre soprattutto la piccola distribuzione (-10,4%), anche se la media (-7,5%) e la grande distribuzione (-4,2%) fanno registrare valori preoccupanti. Forte calo anche per il settore alimentare (-8,4%)  ed il no food (-10%).  La performance negativa di Grosseto supera  quella di tutte le altre province della Toscana; mai, in Maremma, nei 9 anni di osservazione del fenomeno,  si è rilevato un periodo finale dell'anno con le vendite così a picco.  Previsioni sempre poco confortanti per il breve e medio termine.
Nei giorni scorsi l’Osservatorio Regionale sul Commercio ha trasmesso i risultati relativi all'indagine congiunturale relativa all’ultimo trimestre del 2013 che  saranno presentati a Firenze la prossima settimana, per quanto concerne il rilievo regionale. L’ufficio studi della Camera di commercio di Grosseto ha proceduto a disaggregare i dati a livello provinciale effettuando delle  elaborazioni ed  approfondimenti che consentono a Gianni Lamioni, Presidente della Camera di Commercio di Grosseto, di effettuare una riflessione di livello generale ed un richiamo per lo “spaccato” maremmano . 
“Come evidenziato in passato, le festività natalizie in tempo di crisi  non risultano più, stante la particolare situazione  delle famiglie e del Paese - sottolinea Lamioni - una  opportunità per il rilancio dei consumi o comunque per sostenere in un qualche modo il settore commerciale. Questa  nostra ipotesi trova purtroppo conferma, oltre che dalla autorevole fonte dall'Istat  per quanto riguarda la nazione nel suo insieme, dai dati contenuti nella periodica indagine congiunturale dell' Osservatorio Regionale sul Commercio dove riscontriamo che il sistema locale della piccola e media imprenditoria commerciale sconta una pesantissima crisi economico-finanziaria che attraversa, pur in intensità variabile, tutto il settore. Una recente ricerca di Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie italiane  ha rilevato che tra il 2010 e il 2012 il reddito familiare medio è calato in termini nominali del 7,3 per cento, quello equivalente del 6; mentre la ricchezza media è diminuita del 6,9 per cento.  Con una tale situazione dei bilanci familiari è senza dubbio corretto prevedere che l’andamento dei consumi, anche in Maremma, non poteva che risentirne pesantemente. In particolare, volgendo lo sguardo al nostro piccolo universo, rileviamo che  il fatturato complessivo delle imprese commerciali della provincia di Grosseto fa registrare un preoccupante -8,6% rispetto allo stesso periodo del 2012.”
Il panel degli operatori commerciali della provincia di Grosseto dichiara per il periodo ottobre-dicembre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012, un ulteriore peggioramento del trend complessivo delle vendite negli esercizi al dettaglio (-8,6% a fronte di -7,1% riscontrato nel trimestre precedente). Il valore registrato da Grosseto risulta, in assoluto, il più elevato nella regione Toscana(tabella 1A); infatti nella graduatoria crescente Grosseto supera,  in negativo, tutte le altre 9 province toscane, con significative distanze di alcuni punti, eccezion fatta per Massa Carrara che ha un valore inferiore di solo 3 decimi di punto (-8,3%). Mai, nei 9 anni di osservazione del fenomeno, in Maremma si è rilevato un fine anno con le vendite così a picco.
Inoltre in  provincia di Grosseto il persistente andamento negativo, come in più occasioni rilevato nei  precedenti commenti, rinnova  una prolungata flessione (negli ultimi sei anni – in tutte le indagini trimestrali il valore complessivo delle vendite al dettaglio risulta caratterizzato, senza soluzione di continuità, dal segno meno) che si manifesta, ancorché con spiccate diversità, in tutte e tre le tipologie del commercio al dettaglio. Le difficoltà maggiori si riscontrano, anche in questo trimestre, nella piccola distribuzione, 1-5 addetti, (-10,4% per Grosseto, che precede, nell'ordine, Massa Carrara con –9,8 % e Livorno con  -8,4%, chiude la classifica Lucca con (-2,7%). La situazione non è di molto diversa per la media distribuzione, 6-19 addetti, dove con -7,5% si registra una sostanziale conferma del valore del trimestre precedente (-8%), superiore di oltre due punti di quello di Lucca, seconda classificata (-5,3%). Tenendo presente i numeri da “capogiro”, il settore che sembra “soffrire” di meno, ma pur sempre in incremento negativo rispetto a quanto riportato nel terzo trimestre (-3,1%), è la grande distribuzione, 20 e più addetti, con -4,2%.  Solo per  questa tipologia di esercizio Grosseto, per un punto percentuale, perde la “maglia nera”tra le province toscane; infatti  Massa Carrara (-5,2%) fa riscontrare valori peggiori .
Nel passare ad un esame del dato disaggregato in esercizi specializzati per distinta tipologia di vendita, si rileva che nel quarto trimestre 2013, pur mantenendo una certa differenza, la  distanza  tra food  no food risulta decisamente più contenuta di quella fatta registrare nel III trimestre. Infatti mentre per il primo, il food, l’andamento tendenziale del volume di affari passa da  -2,3% del III trimestre a -8,4% del periodo di osservazione, per il secondo, il no food, negli stessi periodi, si registrano,  -10,1% e -10%.
La serie storica evidenzia tra l'altro come la “gravità” della crisi abbia inciso notevolmente anche in un settore, come quello dei generi alimentari, che nel periodo delle festività natalizie, almeno in un ormai lontano passato risultava  particolarmente dinamico. Difatti, a partire dal 2010, il trend dei consumi alimentari nel periodo ottobre-dicembre, risulta sempre più negativo di quello del trimestre precedente (si veda in proposito la citata indagine nazionale sul commercio al dettaglio nel mese di dicembre 2013 realizzata dall'Istat). Probabilmente oltre la riconosciuta  contrazione generalizzata dei consumi incide anche un diverso orientamento nei confronti della tipologia dei generi alimentari privilegiando, a parità di quantità, prodotti di livello qualitativo inferiore o comunque di marche meno note e costose.
Si rinnova inoltre il trend negativo delle vendite negli ipermercati, supermercati e grandi magazzini (-2,1% per Grosseto a fronte di-4% e -0,1%, rilevati, rispettivamente, nel secondo e terzo trimestre 2013); a conferma che un certo e rilevante spostamento di clientela verso i punti di vendita di maggiori dimensioni, non riesce comunque a compensare il drastico taglio dei consumi il quale, peraltro, viene “accompagnato” da un certo re-indirizzo, all'interno della categoria, verso quelle strutture meno caratterizzate per i brand (hard discount).
Continuando nella operazione di approfondimento del dato complessivo ed in particolare nella disaggregazione del segmento degli esercizi specializzati non alimentari- no food, si rileva che tutte le voci, nessuna esclusa, fanno registrare un marcato andamento recessivo. Dai dati richiamati si evince che, tra le tre distinte voci, quella che rileva in assoluto il peggior risultato dal 2005, anno di inizio dell’indagine congiunturale,  riguarda il settore classificato come altri prodotti non alimentari  che con -11,1% fa registrare una ulteriore caduta rispetto al già preoccupante -10,1% del trimestre precedente. Probabilmente per tale segmento l’orientamento dei consumatori verso quelli che per praticità potremmo indicare come  prodotti di igiene della persona (prodotti farmaceutici, erboristerie ecc) e della mente (libri, giornali) risulta mutato a causa di alcune riconsiderazioni delle priorità di spesa o dalla crescente concorrenza di altre forme di vendita (internet).
Continuano a soffrire anche  il settore dei  prodotti per la casa ed elettrodomestici (-9,5%) e quello dell'abbigliamento ed accessori (-7,8%). Per ambedue i comparti si tratta di una conferma di performance negative che nel caso dei prodotti elettrodomestici risultano solo ed in minima parte mitigati dall'effetto regalo/strenna natalizia; effetto che pure in altri momenti ha significato molto per le vendite a dettaglio.
Le  difficoltà in cui si imbattono le imprese commerciali si manifestano appieno anche sul fronte delle aspettative a breve termine dove si riscontra che il clima di fiducia degli imprenditori grossetani, nonostante i saldi invernali, risulta  “preoccupato e preoccupante”, rinnovando quanto palesato negli ultimi trimestri. Ciò vale soprattutto per quanto riguarda le imprese della piccola e della media  distribuzione. Infatti, le aspettative degli imprenditori grossetani per il I trimestre 2014 nel complesso risultano pari a -43 (il saldo complessivo fra attese di incremento e decremento delle vendite risultava, nel trimestre precedente, -32); nello specifico la differenza fra attese di incremento e decremento risulta pari a -51 e -44, rispettivamente, per la piccola e media  distribuzione (nello stesso periodo del 2012 era uguale, rispettivamente  a -41 e -54). Indicativo anche il valore riscontrabile per la grande distribuzione dove la differenza algebrica fra attese di incremento e decremento delle vendite risulta -19. L’effetto combinato della crisi dei consumi e della variazione dei comportamenti di acquisto dei consumatori, trova una indiretta conferma nelle accresciute difficoltà  a “gestire” il livello delle scorte di magazzino. A tale proposito dall’indagine rileva che l'85% degli imprenditori commerciali maremmani intervistati ritiene che le giacenze di magazzino siano adeguate rispetto alle proprie esigenze, mentre il 9% dichiara un esubero delle scorte  e solo il 6% le ritiene scarse.
Spostando attenzione dal breve al medio termine, registriamo una sostanziale conferma del clima di diffusa incertezza e  di malcelata preoccupazione che si respira tra gli imprenditori commerciali. Infatti da un esame dei dati relativi alla domanda sull’orientamento delle imprese circa l’evoluzione dell’attività nei prossimi dodici mesi, si rileva che solo il 20 % degli imprenditori grossetani prevede uno sviluppo dell’attività (era il 13% ed il 20% nelle due ultime indagini), il 68%   una  stabilità (era il 73% ed il 74 %) mentre l'11% la diminuzione (erano il 12% ed il 5%); e l’1 % (in precedenza2% e 1%) ritiene il probabile ritiro dal mercato.
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