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La necessaria revisione del Patto di Stabilità e Crescita

Un allentamento del vincolo conviene a tutti

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GROSSETO - Mai era stato nominato così tanto quanto nell'ultimo mese. Il Patto di Stabilità è stato ed è tutt'oggi oggetto di numerose discussioni.

Adottato nel 1997 con lo scopo di rappresentare lo strumento attraverso il quale garantire il mantenimento di una disciplina di bilancio all’interno dell’Unione economica e monetaria (Uem), ha diviso l'Europa. Ma facciamo un passo indietro. L'equilibrio delle finanze pubbliche ha come scopo la stabilità dei prezzi e una crescita vigorosa e sostenibile in grado di promuovere la creazione di posti di lavoro. Il Patto di Stabilità e Crescita è fondato su tre elementi fondamentali, ovvero un impegno politico delle parti coinvolte nel Patto (es.: Commissione, Stati Membri, Consiglio Europeo); un’azione preventiva di sorveglianza, in grado di prevenire la possibilità che i disavanzi pubblici oltrepassino la soglia di riferimento del 3% rispetto al Pil; e infine un’azione dissuasiva, mediante la quale per quei paesi per i quali si dovesse ravvisare un rischio di disavanzo eccessivo, scatterebbe un richiamo preventivo, tale da indurre il paese inquestione ad adottare le idonee misure di correzione.
Nel corso dei primi sei anni di adozione del Patto, all’interno dell'Eurozona, si è avuto un significativo contenimento dell’inflazione intorno al 2%. Il mantenimento della stabilità monetaria è riuscito soprattutto grazie ad un'azione compiuta dalla Banca Centrale Europea attraverso il controllo dei tassi di interesse. Un secondo fattore positivo legato alla formazione dell’Unione economica e monetaria è rappresentato
dall’integrazione europea dei mercati, soprattutto finanziari, attraverso l’eliminazione dei costi di transazione e i rischi di cambio.
Si sono poi verificati dei fenomeni inattesi. I paesi rimasti fuori dall’Euro hanno beneficiato di un rafforzamento della crescita economica, registrando tassi di crescita del Pil addirittura superiori a quelli rilevati nella zona dell’euro. Un altro fenomeno inatteso è rappresentato da performance di crescita diversificate tra gli stati membri dell’Uem, con differenze molto più ampie di quanto ci si sarebbe aspettato.
Questo ci porta a dedurre che la richiesta inoltrata da molti stati dell'Unione Europea di un allentamento del vincolo del 3% non è utopia ma bensì necessaria. Aumentare la soglia anche di solo mezzo punto percentuale significherebbe porre il debito come obiettivo finale poiché rappresenta un indicatore meno esposto alle fluttuazioni economiche di breve periodo rispetto ad un altro indicatore.

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