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Massimo Felicioni: "Biomasse e Biogas: scelte giuste per la Maremma?"

Intervento del consigliere comunale in merito all'energia

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GROSSETO - "Dopo la scelta degli impianti fotovoltaici che impermeabilizzano il terreno creando gravi squilibri pedologici e biologici, creando in più dei casi danno paesaggistico e danno ambientale e che esclude quella più logica dell’installazione sui tetti delle aree industriali, delle Caserme, dei Cimiteri, degli Ospedali, si vuol oggi continuare a nuocere gravemente alle economie locali che si basano sull’offerta turistica ed a favorire un dissennato sviluppo di energie alternative che presentate anni addietro come la manna dal cielo, non tengono conto dei danni e problemi che possono invece causare poichè non accompagnate da una politica intelligente ed attenta. Quindi adesso è il momento delle politiche per le Biomasse e quindi per le centrali a biogas che sembrano aver trovato nella Maremma il loro campo applicativo ideale. Tutto ciò che davanti ha l’aggettivo “bio” viene fatto passare per salutare o sano; i gas prodotti dalle centrali che bruciano biomassa sono sani, il biogas che è un gas naturale costituito principalmente da metano e anidride carbonica, prodotto dalla fermentazione anaerobica di materia organica di diversa origine è sano, il digestato, cioè il sottoprodotto della digestione anaerobica, risulta essere un fertilizzante eccellente e ricco di nutrienti. In realtà pur non risultando che le cose stiano esattamente così, ai più dei cittadini sembra non interessare e considerato che ogni sostanza organica vegetale e animale che non ha subito il processo di fossilizzazione può essere utilizzata e produrre energia tramite questo processo (quindi vanno bene i reflui animali, biomasse vegetali, scarti di industrie agro-alimentari, la legna da ardere, i tagli forestali, i rifiuti urbani) la cosa interessa invece molto a coloro che vogliono fare con le energie alternative business ed in particolare “affari” con lo sfruttamento del biogas particolarmente consigliato alle aziende agricole, agli allevamenti, che possono diventare veri e propri produttori di energie ma anche per la filiera delle discariche. Appreso quindi che le Biomasse-Biogas sono politiche ed opportunità di business sostenibile adatte al settore agricolo come anche alle aziende municipalizzate, alle pubbliche amministrazioni ed ai consorzi, ci viene logico chiederci e chiedere ai cittadini, agli Amministratori Pubblici, alle Associazioni di Categoria, ai Politici Maremmani, cosa ha a che vedere il  “trarre energia dalle biomasse eliminando rifiuti prodotti dalle attività umane ma anche coltivando appositamente per alimentare il sistema impoverendo le falde acquifere ed i corsi d’acqua, producendo energia elettrica e/o termica, riducendo la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio pur emettendo in aria fumi e gas”, con lo slogan da tutti tanto enunciato “Viva la nostra Maremma terra di bellezze, qualità e salute”. Altrettanto spontaneamente ci viene però anche da chiedere: “esistono realmente tutte queste grandi produzioni agroalimentari, queste realtà di allevamento zootecnico tali da giustificare tutti questi impianti?” “è giusto consentire per ogni azienda che produce reflui o che ha scarti di prodotti agricoli o tagli forestali, un impianto di Biogas?” “Ha un senso parlare di Maremma, di una economia in prospettiva basata sulla nostra natura, sull’ambiente ancora non inquinato, sui prodotti di nicchia, sulle eccellenze nell’enogastronomia Maremmana, sulle bandiere Blu delle nostre acque marine, sulle Riserve Naturali come la Diaccia Botrona, sui Parchi naturali come quello dell’Amiata e quello dell’Uccellina, etc. etc. e poi disseminare per il territorio tutti questi impianti?” A nostro modestissimo parere tutto ciò corrisponde da una parte ad una schizofrenia gestionale sensibilizzata da precise altolocate “politiche sulle energie” e dall’altra, ad un menefreghismo scandaloso della base. Se fosse stata operata una vera scelta a monte sulla realizzazione di un polo di eccellenza agroalimentare Toscano in Maremma poteva essere anche logico e necessario realizzare alcuni impianti di bacino strategicamente ubicati rispetto al fabbisogno provinciale, secondo una logistica favorevole, in una posizione necessariamente garante del rispetto dell’impatto ambientale (un conto è fare un impianto a Biogas tra i capannoni di santa Rita che hanno già rovinato irreparabilmente lo skyline collinare ed un conto è “piantare” un bell’impianto a Montenero sulla Val d’Orcia o nel cuore del Parco della Maremma o sul Confine della Diaccia Botrona Riserva naturale Europea) ma in questo momento, senza una vera ed organica scelta di governo del territorio, in una realtà dove ogni Comune fa repubblica a parte e dove le aziende scelgono di fare Biogas per mero business, …. Perché lo si accetta? Adesso è la volta di Roccastrada, domani sarà Gavorrano e poi …E’ questa la Maremma che stiamo cercando di vendere turisticamente, di rilanciare e che vogliamo per noi e per i nostri figli?"

 

Consigliere Comunale Massimo Felicioni

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