Ncd: "Negli istituti paritari è la libertà che fa scuola"

"Se non ci fossero le scuole private, lo stato dovrebbe sostenere una spesa superiore a 6 miliardi di euro"

| Categoria: Politica
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GROSSETO - Una mattinata piena di contenuti, quella organizzata lo scorso sabato, 22 febbraio, dal Nuovo Centro Destra di Firenze all'Istituto Scuole Pie di via La Marmora. Tanti gli spunti di riflessione, condivisi anche da Ncd Grosseto Istia-Roselle-Batignano, sulla situazione della scuola italiana dove, da ormai 14 anni, assistiamo ad una realtà legale che prevede in linea di principio una parità tra statale e privato che però a tutt'oggi non si è concretizzata in una parità sostanziale.
I numeri parlano chiaro e ci dicono che spendiamo 6 mila e 800 euro per ogni alunno delle scuole statali contro appena 500 destinate a quelle private, che quindi restano di fatto riservate a coloro che se lo possono permettere e, solo grazie al principio di sussidiarietà applicato da taluni, a pochi fortunati, a cui di fatto le scuole stesse offrono il servizio pubblico di istruzione senza ricevere denaro.
Sono 8 milioni gli alunni delle statali che incidono per 54 miliardi sul bilancio dell'erario contro un investimento di massimo 500 milioni sulle altre, integrato dalle rette pagate dalle famiglie di contribuenti che preferiscono affrontare certi costi pur di garantire ai propri figli una adeguata istruzione.
Nella sala del convegno, ciò che lascia il segno è quanto affermato dall'onorevole Toccafondi, sottosegretario all'istruzione del passato governo e con buona probabilità anche del prossimo, comunque coordinatore regionale di Ncd Toscana.
"I numeri dicono che senza scuola privata lo stato si troverebbe a sostenere un costo maggiore per un importo di oltre sei miliardi di euro. Si tratta di fare delle scelte e perseguire obiettivi precisi in modo da creare una giusta competizione, unico modo per far crescere il livello dei servizi offerti dalle strutture statali come quelle private in un contesto equo, giusto e solidale dove la sussidiarietà è la regola fondamentale e, soprattutto, il centro della questione è l'alunno".

 

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