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"Lo sport non è solo un gioco": una conferenza per promuovere un codice etico

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GROSSETO - Lo sport come specchio della società attuale: in un Paese sempre più in difficoltà, anche sotto l'aspetto culturale, le manifestazioni sportive non sfuggono al degrado. Per provare a restituire alle attività sportive il loro vero messaggio, ed in particolar modo ai settori giovanili, l'incontro effettuato nella sede del Museo Naturale della Provincia prova ad indicare la retta via. "Lo sport (non) è solo un gioco" punta il dito verso tutti gli atteggiamenti che possono danneggiare il percorso di un giovane atleta, individuando nella stesura di un codice etico (rivolto a tutti i componenti di una società) una base per effettuare il cambiamento. Obiettivi principali, per  fare un breve riassunto, sono quelli di restituire serenità nei campi di gioco: dirigenti preparati, genitori sugli spalti che non inveiscono, professionalità degli allenatori e messaggi positivi da parte delle società sono le pietre miliari di una sana organizzazione sportiva. Hanno partecipato Luca Banchi, Marco Mazzieri e Adriano Meacci: i tre grandi sportivi grossetani, durante la conferenza, hanno realizzato interventi interessanti.

Franco Fanelli, Presidente del Circolo "Libertà e giustizia", sottolinea un aspetto che affligge la società moderna: "Dobbiamo ritrovare il piacere di stare insieme: l'io ha preso il sopravvento sul noi, dando vita ad una generazione di "socio lesi". Spesso, nei pranzi che le società organizzano prima di una partita in trasferta, i ragazzi non costruiscono relazioni dando priorità e attenzioni agli strumenti elettronici". Si sintonizza sulle stesse frequenze Daniele Giannini, delegato del CONI, che mette in luce il problema anche a livello sportivo: "E' francamente impossibile costruire una buona squadra se i componenti non trovano il giusto feeling: nel concetto di "fare gruppo" infatti, i rapporti umani sono alla base".

Oltre ai problemi legati alla socializzazione, il dibattito si è occupato anche degli aspetti negativi legati alle emozioni: Irene Paoletti, attrice, ha iniziato ad analizzare il tema prendendo spunto dal libro "Sport, Famiglia e Atleti". "Lo sport è uno stile di vita, e come tale deve servire a controllare le emozioni: gli addetti ai lavori non devono esaltare in maniera eccessiva gli atleti dopo una vittoria, e allo stesso tempo non devono demoralizzarli dopo una sconfitta.

I grandi protagonisti di questo incontro, dopo l'introduzione, hanno preso la parola con Luca Banchi a fare da apripista. L'allenatore di basket, quest'anno in forza all'Olimpia Milano, ha affermato di "apprezzare e condividere il codice etico, anche perchè nel mio codice personale la famiglia è al centro di tutto. La stesura di questi "consgli" rappresenta un'iniziativa lodevole, e spero che tutte le società siano così corrette da sottoscriverlo." Successivamente, il coach di baseball Marco Mazzieri ha ribadito "l'urgenza di cambiare la mentalità delle persone: troppo spesso si vedono genitori presenti al campo sportivo che offendono l'arbitro, gli allenatori o peggio ancora i ragazzini. Le società, come consiglia il codice etico, dovrebbero allontanare questi elementi nocivi." Adriano Meacci, ex calciatore professionista e attuale responsabile del settore giovanile del Grosseto, conclude ricordando ai ragazzi "di non dover focalizzare tutte le loro attenzioni per il raggiungimento del professionismo: lo sport, a tutti i livelli, deve trasformarsi in una palestra di vita. In questo ambiente è giusto non mollare mai, inseguendo con passione e impegno i propri obiettivi ma non dobbiamo deprimerci nel caso in cui questi non siano dalla nostra parte. Specialmente in uno sport di squadra infatti, la vera meta dovrebbe essere quella di costruire un qualcosa di importante a livello collettivo."

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