Grosseto: Quando si parla di prospettive di sviluppo per la Maremma, le parole di entusiasmo abbondano sulle bocche di tutti. E non a torto, perché questa nostra terra è davvero un luogo privilegiato e ricco di risorse naturali e culturali.
Purtroppo, però, i segnali di inadeguatezza amministrativa che ci provengono ogni giorno dal territorio indicano l’urgente necessità di affrontare in modo adeguato i molti problemi che limitano, e in certi casi compromettono, uno sviluppo sostenibile della Maremma. Il principale di questi problemi è l’assenza di una vera cultura dell’ospitalità , elemento indispensabile per una buona gestione delle attività turistiche. C’è invece in corso una gara fra chi riesce meglio e più efficacemente a far scappare i turisti: si veda, per fare qualche esempio, il terrificante incendio della pineta di Marina, avvenuto l’anno scorso, al quale non è seguito nessun serio progetto di manutenzione e di tutela della pineta. Si incentiva la creazione ovunque di impianti a biomasse e a biogas, si rilasciano autorizzazioni alle ricerche di idrocarburi fra i vigneti e gli oliveti con la tecnica potenzialmente disastrosa del fracking, si insiste con gli inceneritori, con le pale eoliche, con gli inquinamenti della geotermia, con il fotovoltaico a terra, e via elencando.
Un episodio eclatante è accaduto nel territorio del Comune di Scarlino, un luogo fra i più belli della Maremma. All’interno di quell’area si aprono scenari naturalistici di grande bellezza: si pensi alle cosiddette Bandite di Scarlino, 8700 ettari di boschi affacciati sul mare del Golfo di Follonica, al cui centro si trova una delle più belle spiagge d’Italia, Cala Violina. Purtroppo la gestione di quel territorio, affidata all’amministrazione comunale, ha dato risultati assai modesti, quando non addirittura negativi. Non si chiedono, naturalmente, interventi che possano compromettere i preziosi equilibri ecologici dell’area, ma, tanto per citare un aspetto della questione, il Comune di Scarlino fa parte del Geoparco delle Colline Metallifere, istituzione che prevede, come condizione indispensabile per l’appartenenza, la creazione di un necessario sviluppo sostenibile. Da quanto risulta, invece, tutto ciò che l’amministrazione ha saputo ricavare dall’area delle Bandite è consistito in un allevamento di asinelli, in tagli di legna da ardere in quantità spropositate, nell’addestramento sul campo dei cani da cinghiale e nelle gare di mountain bike.
Davvero non si poteva fare di più e di meglio, per esempio favorendo forme di turismo naturalistico in grado di dare sollievo alla tragedia della disoccupazione giovanile nella nostra provincia’?
Ma c’è di peggio, c’è il vero e proprio disastro ambientale che ha fatto, della parte pianeggiante del territorio comunale di Scarlino, uno dei luoghi più inquinati d’Italia. Nel corso dei decenni passati, i governi locali, dal Comune alla Regione, hanno sostenuto l’insediamento, a breve distanza dal mare del Golfo di Follonica, di un polo di industrie in netto contrasto con la vocazione turistica di quell’area. Come se non bastasse, si è pensato di produrre un po’ di elettricità nel peggiore dei modi possibili, cioè costruendo un gigantesco inceneritore destinato a bruciare rifiuti provenienti da mezza Italia, il tutto sempre a un passo dal mare.
A completare l’opera, va ricordato che, in mezzo a quel catastrofico scenario ambientale, scorre un canale che raccoglie le acque di scarico degli stabilimenti della zona. Un canale che, fatti pochi chilometri, sbocca in mare fra gli ombrelloni sotto i quali i bagnanti si godono le tanto sospirate vacanze. Sarebbe abbastanza facile scongiurare il pericolo che quel canale porti direttamente sulle spiagge, fra i bimbi che giocano ai castelli di sabbia eventuali scarichi inquinati degli stabilimenti, basterebbe collocare apparecchiature di controllo ad ogni singolo scarico e fissare per legge, senza possibilità di deroghe o di ricorsi, il pagamento di sanzioni da levare la pelle agli eventuali inquinatori. Naturalmente, nel corso degli anni, nulla del genere è stato fatto, nonostante le pressanti richieste degli ambientalisti.
E così, com’era prevedibile, la mattina del 4 agosto scorso, cioè nel pieno della stagione turistica, il canale ha portato a mare quintali di pesci morti, che le correnti marine hanno poi riversato sulle spiagge, provocando un
fuggi-fuggi generale dei bagnanti.
Ovviamente le autorità locali sono intervenute tempestivamente, rimuovendo subito i pesci morti. Il sindaco ha tuonato contro gli inquinatori, dichiarando, giustamente, che non ci si può permettere simili scempi se si vuole puntare sul turismo per un adeguato sviluppo del territorio.
A quello stesso sindaco, trascorse due settimane dall’accaduto, vorremmo
rivolgere ora alcune domande. Sono stati individuati e denunciati i responsabili del disastro ecologico sopra citato? Se sì, ci vuole comunicare qual è l’attività responsabile dell’accaduto? Per quale motivo non si sono finora predisposte le apparecchiature di controllo sui singoli scarichi industriali, come richiesto dagli ambientalisti? E infine, quali provvedimenti intende adottare il Comune per prevenire il ripetersi di simili scempi?
Michele Scola, Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

