Grosseto: ancora costi e burocrazie per 300 imprese maremmane

La protesta di Confartigianato contro la certificazione F-gas

| Categoria: Attualità
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GROSSETO - La burocrazia italiana fa nuove vittime tra gli imprenditori maremmani. Stavolta a rimanere intrappolati nella rete di costi inutili e complicazioni varie sono 150.000 installatori di impianti e auto-riparatori, 300 maremmani. Il decreto del Presidente della Repubblica numero 43 del 2012, che disciplina il trattamento dei gas fluorurati a effetto serra, costringe le aziende ad un'assurda trafila di adempimenti per poter operare su apparecchiature di uso domestico e industriale contenenti i cosiddetti F-gas come pompe di calore, gruppi frigoriferi, condizionatori d'aria, lavatrici industriali, climatizzatori in abitazioni e su auto. L'allarme arriva da Confartigianato Imprese Grosseto, secondo la quale siamo in presenza di un altro “Sistri”, un mostro burocratico inutilmente costoso per gli imprenditori. “Ancora una volta – dice Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Imprese Grosseto – il Ministero dell'Ambiente ha recepito in maniera inutilmente restrittiva e complessa le indicazioni di un Regolamento europeo del 2006. Il risultato? Un aggravio di oneri e di pastoie burocratiche per le imprese. Per poter lavorare, infatti, gli imprenditori devono iscriversi al Registro nazionale dei gas fluorurati al fine di ottenere il certificato che li abilita ad operare sugli impianti. Certificato che si consegue soltanto presentando un complicato Piano di qualità conforme alla norma tecnica UNI/ISO 10.005, da rinnovare ogni anno. Inoltre, gli imprenditori devono presentare ogni anno al Ministero dell'Ambiente una dichiarazione con informazioni sulle emissioni in atmosfera di gas fluorurati relative all'anno precedente”. Confartigianato Imprese Grosseto segnala che l'obbligo imposto in Italia di presentare il Piano qualità è un caso unico nell'Unione europea: la certificazione, rilasciata da appositi organismi di certificazione, costa agli imprenditori dai 2.000 ai 3.000 euro e ogni anno deve essere rinnovata con un altro onere che oscilla tra 500 e 800 euro. Costi e complicazioni che scoraggiano l'iscrizione al Registro nazionale gas serra: ad oggi in Italia è certificato il 66% delle persone e il 29% delle imprese. “E ora dal Ministero dell'Ambiente – continua Ciani – è arrivata pure la minaccia di controlli e pesanti sanzioni agli operatori che, pur essendosi iscritti al Registro, non hanno concluso l'iter di certificazione. Contestiamo al Ministero dell'Ambiente l'inutile e costosa complessità degli adempimenti e sollecitiamo allo stesso Ministero e ad Accredia (l'ente italiano di accreditamento degli organismi di certificazione) modifiche per snellire gli adempimenti e tagliare i costi a carico delle aziende”. L'occasione per correggere quanto imposto finora è offerta dal nuovo regolamento europeo numero 517/2014 sui gas fluorurati a effetto serra, in vigore dal primo gennaio, che ancora una volta ribadisce l'inutilità delle certificazioni aggiuntive previste in Italia. “Si tratta di riscrivere norme a misura d'Europa – conclude Ciani –. Perché, una volta tanto, l'Ue non ci chiede dell'assurda e costosa burocrazia che riescono ad elaborare i nostri legislatori e che non serve alle imprese, non garantisce migliori interventi e non riduce le emissioni di F-gas? Pare che questo ennesimo provvedimento serva soltanto a fare cassa sulle spalle degli imprenditori”. Il tutto arriva in corrispondenza di un'altra manovra inaccettabile, lo Split payment introdotto con la Legge di Stabilità 2015, che va a danneggiare le imprese fornitrici del settore pubblico con il dirottamento dell'Iva sulle vendite agli enti.

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