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Ieri sera all'obitorio l'ultimo saluto a Fabrizio de Paoli

Il corpo del motociclista 38enne è stato fatto vedere soltanto ieri sera in tarda serata, domani verrà portato a Livorno per essere cremato

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GROSSETO – Il silenzio del dolore interrotto soltanto del rombo dei motori.
Ieri sera all'obitorio di Grosseto in tanti sono andati a dare l'ultimo saluto a Fabrizio de Paoli, il motociclista che nella giornata di domenica, mentre era a bordo della sua moto insieme alla compagna, è andato a scontrarsi frontalmente contro un pick up.
Per Fabrizio non c'è stato niente da fare, è morto sul colpo, mentre la fidanzata Angela è stata portata a Siena con diverse fratture e adesso si trova ricoverata.
Ma ieri sera, tutti gli amici che erano lì, quelli che lo conoscevano per il lavoro di barman che faceva e quelli che con lui avevano trascorso tanti sabati pomeriggio a girare in moto per le strade della provincia grossetana, volevano salutare il Ginzio, come era soprannominato, per un'ultima volta.
Tutti intorno a mamma e papà de Paoli, in lacrime, straziati dal dolore.
Sul corpo del Ginzio, che è stato fatto vedere soltanto in tarda serata, era stata appoggiata la sua tuta da motociclista, quella che lo accompagnava nelle prove più importanti.
Domani il suo corpo verrà portato a Livorno per essere cremato, come voleva lui.
Gli amici riders, la “famiglia” che il Ginzio si era scelto per condividere la sua grande passione, hanno regalato alla mamma di Fabrizio una maglietta con tutte le loro firme.
Lei, tra le lacrime, l'ha accettata con orgoglio e non se n'è più separata.
Erano tante quelle moto davanti all'obitorio, impossibile contarle tutte.
E nel silenzio del dolore quei cavalieri dal cuore spezzato sono saliti in sella e hanno iniziato a far cantare il motore.
Il fumo, l'odore di benzina e il rombo hanno coperto tutto. Erano in tanti, e per tanti minuti hanno continuato a rombare. Quello è stato l'ultimo saluto al Ginzio, come soltanto i veri amici sanno fare.
“Cavolo che brivido per quel rombo che ti hanno dedicato”.
“Di sicuro il pianto dei nostri cuori amplificato dal canto dei motori l'hai sentito”.
Sono le ultime parole. Poi la mano si stacca dal gas, le moto si spengono, si appoggiano sul cavalletto.
Cala di nuovo il silenzio. Il Ginzio non c'è più.
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