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La responsabilità sociale dell'impresa

Una valida alternativa agli attuali sistemi economici

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L'impresa è il frutto dei talenti, del lavoro e dell'impegno, oltre che della capacità di visione, di un imprenditore.
L'imprenditore origina dal territorio dove si è formato ed opera e la sua azione è condizionata da quest'ultimo. Quando si trova ad operare in territori diversi da quello di origine ha il compito di trovare i giusti equilibri se vuole costruire un progetto imprenditoriale di successo e solido.
Il territorio è la somma di una cultura e di infrastrutture che consentono nell'insieme di poter sviluppare determinate visioni e quindi trasformarle in atti e cose concrete.
La cultura e le infrastrutture sono il frutto di generazioni di famiglie che hanno condiviso percorsi comuni, hanno sviluppato processi cognitivi e relative idee mentre, grazie al lavoro quotidiano, hanno costruito tutta una serie di infrastrutture comunitarie. La presenza di esse consente lo sviluppo di progetti imprenditoriali che possono o meno avere successo in base a situazioni contingenti, ma che comunque debbono la loro esistenza alla possibilità offerta dalle stesse.
Risulta quindi evidente che vi è di fatto un debito sostanziale dell'impresa nei confronti della società e del territorio su cui insiste che deve essere tenuto in conto dall'imprenditore al momento di fare le scelte strategiche anche più banali.
L'attenzione agli equilibri si concretizza con il senso di responsabilità sociale dell'impresa.
Questo è il circolo virtuoso su cui fondare un sistema nuovo che possa offrire di fatto valide alternative ai modelli socio-economico-politici dominanti.


La fine del secondo millennio ha visto una evoluzione dei sistemi sociali nel mondo occidentale caratterizzata dalla scomparsa delle colonne portanti del pensiero dei due secoli precedenti, socialismo e capitalismo.
Concezioni nuove e diverse nella loro natura, si sono fatte decisamente spazio per arrivare a una ennesima nuova dicotomia che si può sintetizzare nella via degli shareholders e quella degli stakeholders.
Essendo sostanzialmente la prima figlia terzogenita di secondo letto delle radici culturali che hanno generato i due vecchi filoni di pensiero, gravitanti comunque attorno alla questione del denaro e della sua spartizione, preferisco proporre un ragionamento sulla vera novità del terzo millennio che ha generato concetti come quello della responsabilità sociale dell'impresa (Corporate Social Responsability o CSR), indubbiamente complessi da spiegare e enunciare ma assolutamente semplici da comprendere e intuire, in quanto sostanzialmente affini alla vera natura umana.
Il concetto di STAKEHOLDER (portatori di interessi) identifica nel territorio e quindi nelle comunità che lo vivono, una componente fondamentale dell'impresa, in ragione di questo quindi l'azione dell'imprenditore deve tendere ad armonizzare le risorse e le istanze di tutte le componenti, in modo da produrre un beneficio che si possa misurare in termini di bilancio e in termini di impatto ambientale e sociale.
Su questo impianto si sviluppa la linea di pensiero che vede imprenditori lungimiranti, operare in maniera tale da poter produrre effetti benefici per gli stakeholder appunto al tempo stesso che produce benefici economici per se stesso e i soci proprietari. Questo atteggiamento comporta una perdita di redditività nell'immediato dell'impresa, creando dinamiche virtuose che la legano al territorio e alla sua gente consolidando relazioni che vanno al di là delle mere questioni economiche e aprono a visioni di futuri possibili caratterizzati dalla prosperità. Prosperare è un atto non violento che soddisfa l'esigenza garantita da un diritto concreto che è quella della felicità. Un imprenditore che non ha a cuore il benessere dei propri collaboratori, indipendentemente del loro valore in termini economico-finanziari, è destinato a perdere nel medio lungo periodo e a fallire o vendere a terzi. Se non hai a cuore il territorio e non operi in modo da ridurre al minimo l'impatto ambientale del tuo processo produttivo, stai distruggendo il futuro dei tuoi figli e nipoti. Se non rispetti i clienti garantendo loro un adeguato trattamento e un rapporto qualità prezzo ottimale le loro orecchie saranno sempre pronte ad ascoltare sirene cantanti, i loro occhi sempre in cerca di nuovi lidi, i loro cuori freddi nella relazione con l'impresa e li perderai alla prima occasione.
La rottura con i concetti di Hobbes che sono ben presenti anche dove camuffati, la fine della visione dell'uomo come un lupo senza pelo sempre pronto a sbranare e da qui l'esigenza di organizzarsi in società per difendersi (ma se tutti facciamo lo stesso mi domando io chi è il lupo?!), pone l'individuo nella posizione di poter essere lui artefice di una via diversa correndo i propri rischi e rompendo con la tradizione.
E' il tempo di fare una scelta di campo e gli imprenditori, come cittadini e come esseri senzienti, hanno il dovere di operare dando conseguenza al pensiero, agendo nella quotidiana gestione delle proprie attività lavorative, tenendo ben presenti le questioni etiche nel rispetto della Tradizione del territorio dove operano e adeguando il loro agire qualora si trovassero ad investire in terre straniere o comunque altre da quelle loro di origine. Vi è nell'etica infatti una componente retaggio della cultura per cui variabile, che la rende diversa da un luogo all'altro in barba a tutti i tentativi omologanti delle organizzazioni internazionali come Onu e altre.
Vi è un modello dominante che attraverso le religioni prima, le ideologie poi, ha sempre mantenuto un dualismo artificioso di cui controllava entrambe le espressioni. Questo modello ci ha condotto fino a questo punto. Se vogliamo veramente pensare di intraprendere un cammino di libertà e prosperità, la sola via è l'opera  e la responsabilità sociale nel compierla. La sola opera degna è figlia dei talenti degli uomini e non dei sistemi che li svilìscono, quali essi siano.

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